Cos’hanno a che fare il fascicolo tecnico, la marcatura CE e i curatori fallimentari ve lo raccontiamo in questo articolo.
Con questo incipit abbiamo risposto ad un curatore fallimentare che ci chiedeva la possibilità di marcare un carroponte facente parte di cespiti di un’azienda fallita.
Cosa c’entra la rondine Vi chiederete?
La “rondine” è il tecnico stimatore dei beni, che ha comunicato al curatore che quel prodotto NON poteva essere messo in vendita all’asta privo di marcatura CE.
L’eccezionalità del fatto è proprio questa, che ci sia qualcuno che ne è cosciente e che lo comunica al soggetto su cui ricade l’obbligo di marcatura CE previsto dalla legge, cioè il curatore fallimentare.
Evidentemente i professionisti che ricoprono questi incarichi ritengono, per qualche oscura ragione, che essendo rappresentanti della legge, siano esenti dal rispetto della stessa.
Oppure la spiegazione potrebbe essere molto più semplice, non ne conoscono l’esistenza.
In entrambi i casi è singolare che proprio dai tribunali dove si amministra la legge e che sono l’autorità che nomina i curatori venga l’esempio di assoluta ignoranza della legge stessa.
Circa tre anni fa, avendo ricevuto la richiesta di consulenza per la marcatura CE da parte di una curatrice fallimentare di Ancona, altro esempio di unicità nell’Italia del pressapochismo, avevamo tentato di comunicare ai tribunali questo obbligo.
Dopo aver investito del tempo per ricercare tutti gli indirizzi dei vari tribunali abbiamo scoperto che tutte le nostre mail tornavano indietro e non era possibile comunicare alcunché con qualsiasi soggetto. A quel punto, abbiamo lasciato perdere, dato che mai abbiamo cercato il contatto diretto con possibili clienti, ciò non rientra nella nostra politica commerciale.
La legge prevede che chiunque venda a proprio nome un bene all’interno del mercato UE deve predisporre un fascicolo tecnico (link) che raccolga i documenti che dimostrino la sicurezza di quel bene.
Proprio di sicurezza si tratta ed è paradossale che chi amministra la legge non se ne curi minimamente.
L’obbligo di marcatura CE non è esente per il curatori fallimentari.
Certamente non arriviamo al paradosso di qualche dogana che anni fa dopo aver ceduto mediante gara dei beni a degli acquirenti non glieli consegnava se non prima che gli acquirenti li marcassero CE.
Danno e beffa, il tutto con copertura istituzionale.
Nel caso dei curatori fallimentari riteniamo trattarsi di semplice svista.
Essendo essi impegnati nelle pratiche di liquidazione, non hanno tenuto conto che una vendita è comunque una vendita, indipendentemente di chi la promuove, ed il venditore si assume automaticamente il ruolo di “fabbricante” quindi soggetto obbligato alla marcatura CE anche in casi di curatori fallimentari, per l’appunto.
La soluzione alternativa esiste, ma molto onerosa.
Consiste nel declassare tutto ciò che si vende a “rottame” e lasciare l’ingrato compito agli acquirenti che se vorranno ricavare un utile dal loro commercio dovranno fare la marcatura CE.
In ogni caso o il curatore o l’acquirente dovranno garantire i futuri utilizzatori che i prodotti possono essere utilizzati in sicurezza, perché loro li dichiarano sicuri e sono in grado di dimostrarlo, ovvero hanno il fascicolo tecnico a disposizione delle autorità di controllo.
Provate ad immagine il caos istituzionale se la Guardia di Finanza intervenisse in tutte le vendite fallimentari, bloccandole perché i beni sono privi di marcatura CE valida, ovvero a nome del curatore, eh già, perché non vale quella preesistente, se non esistono tutte le condizioni previste dalla legge e raramente accade.
Noi come sempre ci limitiamo a segnalare la situazione, spetta ad altri intervenire.
Se hai bisogno di maggiori informazioni sulla marcatura CE e sul fascicolo tecnico, Il Fabbro Innovativo è a tua disposizione.
Chiedere informazioni e ricevere risposte e/o preventivi è gratuito.
Fonte articolo: CEC.Group